Oltre al sacchetto in testa, la salma di Di Giacomo era avvolta in un “lenzuolo” di cellophane, strappato probabilmente da una bobina molto grande.
Il passaggio logico successivo, scontato – e di cui in questi giorni si è già parlato – è che l’esecuzione sia avvenuta altrove e che soltanto successivamente il corpo esangue sia stato trasferito per essere chiuso nel furgone giallo della «Wind service».
Sulla salma, ed è un altro dettaglio già noto, era stato poi steso un telo verde a sigillare la sorta di sarcofago realizzato con il grosso armadio grigio che, a sentire alcuni suoi amici, la vittima utilizzava per infilarci e trasportarci le tavole da windusrf, la grande passione della sua vita.
Interessano sia il passato del piccolo imprenditore, sia la cerchia delle sue amicizie e dei suoi interessi: nonostante avesse iniziato a occuparsi di distribuzione di caffè nelle province di Sondrio e di Lecco, essi continuavano a orbitare anche in provincia di Como, dove Di Giacomo capitava spesso, in particolare nella zona in cui era cresciuto, tra Cavallasca, Drezzo e Paré, oltre che a Tavernerio, dove viveva il figlio di suo fratello.
Fonte: www.laprovinciadicomo.it
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