Fare l’opposizione insieme con altri partiti, individuare battaglie comuni, in Parlamento e nel Paese, sui contenuti dell’azione di governo, sarà il terreno migliore per sperimentare la possibilità di formare una alleanza coesa e credibile.Fare l’opposizione.Parliamo troppo poco di questo.Eppure questo oggi è il nostro compito principale.Il compito che dobbiamo svolgere anche in questi mesi di congresso, tenendo distinto il piano del dibattito interno dall’esigenza di rappresentare le posizioni del partito all’esterno in modo unitario e condiviso.Dobbiamo continuare a mettere in campo proposte per risolvere i problemi del Paese ma questo non è in alcun modo in contrasto con quello che fanno le opposizioni in tutte le democrazie del mondo: si oppongono.Criticano l’azione del governo, ne denunciano le omissioni e le colpe.Noi dobbiamo riuscire a farlo con più determinazione.Non dobbiamo farci condizionare dalle parole dei nostri avversari o di quei politologi interessati che ci accusano di antiberlusconismo ad ogni critica che facciamo.Contrastare il governo non è antiberlusconismo.Essere riformisti non significa restare zitti.Un riformista alza la voce, batte i pugni sul tavolo quando vede violentati lo stato di diritto e le istituzioni democratiche, quando vede un governo che nega la crisi e le difficoltà di milioni di italiani, che non approva né riforme strutturali né misure per fronteggiare l’emergenza.Un riformista alza la voce e batte i pugni sul tavolo quando un capo del governo attacca la stampa libera e il diritto di cronaca, quando intimidisce imprenditori e editori, quando offende le istituzioni internazionali, colpevoli solo di dire la verità.La verità.
Rispetteremo fino in fondo chi non si sentirà di condividerla, ma decideremo.Sarà il modo più onesto di interpretare la laicità del nostro partito e di rispettare il principio intoccabile della laicità dello stato.Quello che sta scritto nella nostra Costituzione e che appartiene a tutti noi, laici e cattolici del PD.Lo hanno detto molto chiaramente i 60 parlamentari cattolico- democratici nella lettera con cui due anni fa hanno spiegato il rapporto tra la loro scelta di fede e la laicità nelle scelte politiche e parlamentari.E non dobbiamo cadere nella tentazione di far diventare questo tema il terreno dello scontro e delle divisioni congressuali.Deve essere invece la base condivisa del nostro percorso comune.La laicità oggi non è più soltanto il principio che regola il rapporto tra Chiesa cattolica e Stato.Nella società aperta, nel mondo globale e plurale, il tema della laicità va declinato in modo più ampio.Non si può parlare al singolare: esistono fedi e culture diverse che sono chiamate a convivere.E questo pluralismo è caratterizzato da valori e tradizioni a loro volta diversi, che talvolta possono essere in conflitto.Essere laici nelle società contemporanee significa accettare che nessuna scelta politica sia sottratta alla faticosa strada delle necessarie sintesi.Sapendo con certezza che nessuna legge potrà mai essere l’automatica traduzione di un valore religioso.La laicità, dunque, oggi è la garanzia della libertà di tutti, credenti in una fede o non credenti, nello spazio pubblico, nei loro diritti civili.
Indispensabile per spazzare l’idea superficiale che si possano avere responsabilità politiche senza un percorso di preparazione e di studio che comincia dal basso, dalla gavetta.Un partito in cui il rinnovamento necessario dei gruppi dirigenti non ha nulla a che vedere col “nuovismo” scelto dall’alto, ma significa valorizzare e investire sull’esperienza e sul radicamento territoriale di sindaci, di amministratori, di segretari provinciali e coordinatori di circolo, di parlamentari e quadri del partito.Appena eletto segretario ho pensato di dover fare così, ho sciolto i vecchi organi collegiali e ho formato una segreteria costituita da un Sindaco, un Presidente di Provincia e uno di Regione, un segretario regionale e uno provinciale, una parlamentare e un consigliere regionale.Per questo non devo fare promesse, ma soltanto dire che con questi stessi criteri comporrò la mia futura squadra.Un partito che difende come oro la forza dei propri militanti.Tutte quelle persone che hanno scelto, iscrivendosi al partito, di dedicare una parte della propria vita a un ideale, tenendo aperti i circoli, distribuendo volantini e giornali, animando le feste di partito, appassionandosi per la politica.Ma un partito che sa anche che nella società di questo secolo esistono altre forme di partecipazione a un progetto politico, meno stabili ma non per questo meno vere e appassionate.Cambiamo lo statuto dove non funziona.
Che sono però, voglio dirlo con chiarezza, la migliore garanzia che il Partito Democratico resterà fedele all’idea che l’ha fatto nascere.Che non torneremo indietro.Che non torneremo a riconoscerci nelle provenienze che abbiamo scelto liberamente e consapevolmente di lasciare alle nostre spalle.Ci vuole sempre più coraggio quando si sceglie di andare avanti.Fermarsi o tornare indietro può essere più tranquillo e rassicurante, soprattutto in un tempo di paure e incertezze.Ma noi vogliamo un partito che ha il coraggio di rischiare.Un partito che ha coraggio nel costruire se stesso e il proprio radicamento con pulizia e con rigore, che ha coraggio sia nell’ammettere i propri errori che nel rivendicare con orgoglio i risultati della sua giovane storia.Un partito che ha coraggio nel fare l’opposizione, sfidando la prepotenza e il potere di questa destra con la forza delle ideali, della voce, delle mani e delle braccia di migliaia di donne e di uomini.Un partito che ha coraggio nello svegliare la coscienza civile di un paese che sotto la crosta è pieno di forza e di energia positiva, di talenti e di voglia di futuro.Un partito che propone all’Italia il cambiamento contro la conservazione.Oggi, davanti a voi, assumo l’impegno di mettercela tutta.Ho cominciato ad amare la politica a 16 anni, in una assemblea studentesca che non potrò mai dimenticare, piena di giovani che si infuocavano di amore per le loro idee, così lontane, così diverse, così assolute.Credevamo tutti che la politica fosse la chiave per cambiare il mondo.Da allora ho incrociato speranze e amarezze, ho iniziato a 20 anni in consiglio comunale e mi sono trovato segretario del partito che ho sempre sognato, ho fatto errori, ho conosciuto l’entusiasmo e la disillusione.
Fonte: www.europaquotidiano.it